28 agosto 2019

SENTIRSI MENO SOLI

Cari sostenitori,

in questo video voglio mostrarvi un altro aspetto del mio lavoro qui in Mozambico: le visite domiciliari.

Vi porto con me a visitare Laura, una paziente giovanissima in trattamento antiretrovirale dal 2013, in cura da noi da appena un anno.

La raggiungiamo a casa, un edificio mai terminato con i calcinacci ancora a vista. La visita la facciamo in un corridoio, seduti su sedie di plastica verdi mentre la sua famiglia va e viene intorno a noi. Penso a come reagirebbe un mio paziente in Italia se gli proponessi un luogo simile per un consulto medico, in totale mancanza di privacy. Questo pensiero mi porta a dedicare ancora più attenzione e cura a Laura, per farla sentire quanto più a suo agio possibile, malgrado il contesto.

Purtroppo, le sue condizioni di salute si sono aggravate. Laura è in fallimento terapeutico, ha le difese immunitarie molto basse e ha bisogno di cambiare trattamento al più presto. Come se ciò non bastasse, ha anche un tumore dell’utero direttamente collegato con l’HIV, ma sarebbe troppo rischioso operarla adesso, con i livelli di emoglobina così bassi.

È una situazione molto drammatica e complessa, al di là delle condizioni di salute precarie, Laura è sola, non ha nessuno che possa aiutarla in un momento così delicato. Avrebbe bisogno di qualcuno che possa donarle del sangue, ma nessuno nella sua famiglia si è reso disponibile. Non posso fare altro che mobilitarmi per provare a reperire un donatore idoneo prima che sia troppo tardi.

Quando arrivano i momenti dei saluti, Laura mi dice che le farebbe piacere se la visitassimo più spesso, non solo per un supporto medico, ma perché nel tempo si è instaurata una relazione interpersonale che in qualche modo la aiuta a star meglio, a sentirsi meno sola.

In queste occasioni così preziose mi rendo conto del valore aggiunto del nostro lavoro. Per i pazienti e le persone che incontriamo non si tratta solo di ricevere assistenza sanitaria in un paese in cui mancano i servizi di base, ma di un vero e proprio rapporto di vicinanza umana prima ancora che medicale.

E io, da medico, non posso che sentirmi onorata di contribuire nel mio piccolo a questa stupenda causa insieme a voi!

Grazie per rendere tutto questo realtà!

Un abbraccio,
Elena


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