21 luglio 2020

ARRIVEDERCI BEIRA

Cari sostenitori,

la nostra missione in Mozambico è giunta al termine poco prima che il Covid-19 cambiasse in modo radicale le nostre, e siamo certi anche le vostre, vite. Era ancora inverno e ci preparavamo al nostro rientro in Italia.

Mentre impacchettavamo le nostre poche cose e spiegavamo a nostro figlio Lele che presto avrebbe riabbracciato i suoi nonni, ci siamo presi un attimo per guardare indietro al lavoro svolto in questi mesi.

Questo anno in Mozambico è stato ricco di eventi, abbiamo messo anima e corpo nel nostro lavoro per supportare l’ospedale di Beira, per condividere competenze e risorse con i nostri colleghi e prenderci cura giorno dopo giorno dei nostri pazienti.
In ospedale, nei piccoli ambulatori di periferia, nelle jeep convertite in cliniche mobili, nei quartieri più poveri della città. In tutti questi luoghi siamo rimasti al fianco dei nostri pazienti in lotta contro l’HIV, per assicurarci che avessero accesso a farmaci e cure mediche gratuite e di qualità, che nulla impedisse loro di proseguire la terapia e guarire.

Insieme al team di promotori della salute abbiamo raggiunto i quartieri più poveri di Beira per far comprendere l’importanza della prevenzione e provare a ridurre lo stigma che spesso accompagna chi è affetto da malattie sessualmente trasmissibili.

Come dimenticare poi quello che abbiamo vissuto a marzo di un anno fa, quando il ciclone Idai si è abbattuto con violenza sul paese, lasciando migliaia di persone senza una casa, senza acqua pulita, senza mezzi per ricominciare tutto da capo. Ricordo ancora la paura di quei giorni, io ho dovuto lasciare il paese con Lele per motivi di sicurezza, mentre Armando era rimasto per dare tutto l’aiuto necessario ad affrontare l’emergenza. Aiuto che non sarebbe stato in grado di dare senza di voi.

Oggi ripensiamo al lavoro fatto e sentiamo di aver dato noi stessi al 100% e di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità, ma soprattutto sentiamo di averlo fatto insieme a voi.
Vogliamo ringraziarvi perché non c’è stato un solo giorno in Mozambico in cui non abbiamo sentito in maniera decisiva la vostra vicinanza.

In quei mesi ci avete scritto in tanti e leggere le vostre parole di supporto è ciò che più ci ha emozionati e motivati a continuare il nostro lavoro. Dalle vostre parole ci rendevamo conto che avevate compreso il significato profondo del vostro sostegno, il collegamento diretto che c’è tra voi sostenitori, il mio lavoro di medico e quel concentratore di ossigeno consegnato d’urgenza in ospedale, giusto in tempo per salvare una vita.

Non lo nascondo, ci sono stati momenti difficili, in cui la stanchezza prendeva il sopravvento e gli ostacoli sembravano insormontabili. Ed è proprio in quei momenti che giungevano le vostre parole di conforto e di stima, che ci spingevano a dare il massimo perché non eravamo soli, c’eravate voi al nostro fianco.

Il Mozambico ci mancherà molto, abbiamo scoperto una cultura meravigliosa, persone sorridenti e positive malgrado la povertà e le tante difficoltà quotidiane. È qui che Lele ha mosso i suoi primi timidi passi, che ha imparato a pronunciare le sue prime parole in un misto tra italiano e portoghese incomprensibile persino a noi, è qui che ci siamo sentiti a casa per un anno intero.

Come ogni esperienza che volge al termine, è arrivato anche per noi il tempo di salutarsi. Ancora una volta grazie dal profondo dei nostri cuori per aver reso possibile ogni più piccolo gesto medico di questo anno. Se siamo riusciti a fornire cure, farmaci e a salvare vite in questi mesi, lo dobbiamo solo a voi.

Il nostro grazie non sarà mai abbastanza.

A presto,
Elena e Armando


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