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5 marzo 2014

Una giornata stra-ordinaria

E’ domenica, ci troviamo in casa a Concepcion sistemando le nostre cose quando ci bussano alla porta gridando a squarciagola che c’è un’urgenza. Scendiamo di corsa la scala di casa e ci troviamo con una giovane mamma incinta.

Ci dicono che ha fatto più di 3 ore di canoa per raggiungerci. La accompagno nell’ambulatorio, la sistemo su lettino del parto e d’improvviso le si rompono le acque.

La mamma, giovane ma non al primo parto, comincia a spingere e il bimbo si affaccia nel nostro mondo…Appaiono i piedini: ci troviamo davanti ad un parto podalico. Jesus il medico e Edi l’infermiere si spostano tra le gambe della partoriente, la mamma continua nel suo sforzo ed esce il corpicino ma la testa rimane incastrata! Mentre io preparo l’ossigeno, Jesus prova con Edi le manovre per farlo uscire ma senza successo…Inizio a preoccuparmi seriamente, c’è bisogno di agire con una manovra chirurgica…

Facciamo tutte gli interventi previsti il più velocemente possibile…e finalmente tiriamo fuori  il neonato!
Il piccolo respira a stento, ha sofferto troppo, il punteggio di Apgar è basso.

Decidiamo allora di praticare una rianimazione cardiopolmonare. La preoccupazione è tanta, ma questa volta il piccolo risponde.

La situazione migliora, mentre sistemiamo la mamma, Edi si occupa del bimbo, accesso venoso, somministrazione di soluzione glucosata, coperta termica, e il peggio sembra essere passato. Ma Jesus mi guarda e mi dice “Miguel prepara tutto, devi portare mamma e piccolo in ospedale, sono in pericolo”. Ha ragione.

E’ tardi: sono le 15, dopo le 17 non si può più navigare. Guardo Lulo, lo scafista, che senza dire una parola capisce, e sparisce per allestire tutto l’occorrente per partire. Chiamo Buenaventura per avere l’autorizzazione a procedere e mi danno un ok sofferto, carichiamo le valige per le emergenze sull’imbarcazione e accompagniamo la mamma e il bimbo a bordo. Sta diluviando.
Edi prende il bimbo in braccio, avvolto nella coperta termica, si siede e lo protegge con il poncho rosso in dotazione a Msf. Anche la mamma ne indossa uno che le abbiamo dato, si siede esausta sotto la pioggia battente. Partiamo, e  dopo due ore di pioggia torrenziale arriviamo all’ospedale di Puerto Merizaldes, abbiamo sforato l’orario…
Dopo pochi minuti consegno la coppia al medico dell’ospedale.

Quella sera con Edi e Lulo abbiamo festeggiato. Dopo una cena in silenzio è stato Lulo a parlare e guardandoci negli occhi ci dice che è orgoglioso di quello che abbiamo fatto e che far parte di Msf gli permette di aiutare la sua gente.

Oggi la mamma è tornata a trovarci, stava bene e il cucciolo era scatenato…

E’ stata una delle tante esperienze indimenticabili, condivisa con una squadra perfetta, una giornata che mi ricorderà sempre perché Msf è lì e perché ho preso la decisione di farne parte.

Miguel


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