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DONA ORA
29 marzo 2012

Una dura realtà

Anche stavolta mi trovo davanti al mio computer cercando di mettere nero su bianco mille sensazioni, attimi che ti danno un’emozione veloce e profonda che rimane dentro di te, ma che quando devi trasferire agli altri diventa difficile….

Sono arrivata finalmente al campo di Daadab l’8 marzo, una coincidenza che mi ha fatto pensare. In genere in Italia non sono una che da’ molta importanza alle date e ai festeggiamenti, ma alcuni di voi mi hanno fatto pensare che era una giornata speciale, per me indimenticabile, perché finalmente raggiungevo la mia destinazione…..con altre due donne con cui ho condiviso il mio viaggio, e lasciandone purtroppo un’altra a Nairobi, a cui mi sono legata molto.

Siamo arrivate sulla pista con il piccolo aereo da 13 posti fra mille pressioni, dopo un mese trascorso a Nairobi in attesa dell’ok a partire per il campo per ragioni di sicurezza.

Gli ultimi giorni io e la mia collega italiana Cristina, che si occupa della finanza, eravamo pronte, indecise, ansiose…

Mercoledì mattina la capo missione ci ha chiamate in stanza e ci ha detto che finalmente avevamo l’ok, che la mattina successiva alle 7.30 potevamo andare verso l’aeroporto a prendere il piccolo aereo. Il viaggio è durato un’ora e mezza, sotto solo deserto con qualche alberello….passando a fianco ai campi rifugiati…enormi, in mezzo al deserto, alla terra rossa e alla polvere.

Appena arrivate 2 enormi cancelli, un muro alto con del filo spinato, se non fosse per la bandiera di MSF… la sensazione di entrare in un carcere…

Il capo-missione ci ha riunite per una lunga spiegazione sui vari aspetti del lavoro sul campo, primo fra tutti la sicurezza. Qui l’equilibrio con la comunità locale è molto delicato, ci sono molte famiglie che appartengono ai clan e tutti i contratti che diamo al nostro staff devono essere bilanciati. Se sbagli a fare una mossa, metti in pericolo il progetto.
Le nostre stanze sono molto semplici, i bagni alla turca, il caldo torrido e la polvere ovunque, che ti fa sentire sporca anche appena torni in stanza dalla doccia.

Dormiamo con una sbarra davanti alla porta, abbiamo l’ordine di metterci sotto al letto se succede qualcosa, di ubbidire alla nostra dottoressa. Sembra spaventoso, ma vi assicuro che non mi sento particolarmente in pericolo. C’è a darci una mano un signore locale, che è l’anima del progetto. Conosce tantissima gente in tutto il Kenya, ci consiglia su come muoverci, sui contratti da distribuire e come, sui pericoli possibili, sui problemi della sicurezza, senza di lui non potremmo andare avanti!
Il lavoro qui è diverso da quello che facevo a Nairobi, ovviamente il contatto con la gente, con il mio team, con le dinamiche delle risorse umane che ho tanto desiderato, con tutto il nostro staff così numeroso, ne sono il cuore e mi permettono di rinunciare volentieri a tutte quelle comodità a cui mi ero abituata in capitale.

Finalmente posso avere il contatto con l’essenza della vita semplice che mi aiuta ad apprezzare quella di casa quando torno.

Oggi ho lavato il mio bucato a mano vicino ad una ragazza africana super allenata a farlo a differenza mia, con il muro e il filo spinato davanti. Faticoso essere rinchiusi, rinunciare alla nostra libertà, andare dove vuoi, con chi vuoi, come vuoi…..Qui puoi fare al massimo due passi dentro al campo, non possiamo neanche visitare il nostro ospedale che è di fronte, a 100 metri.

Ma come sempre la riflessione che faccio è che noi poi ce ne andiamo, è solo un periodo ristretto della nostra vita, del nostro tempo…c’è invece chi è nato lontano dalla propria casa, sfollato dalla violenza, rifugiato in un paese straniero che è diventato casa sua….da anni, a volte anche nato qui….senza mai aver potuto vedere la propria terra.

La scorsa settimana, prima di venire qui, ho potuto rivedere la mia collega infermiera di Nairobi con cui avevo condiviso la missione in Sudan, è stato così bello….mi ha fatto sentire così felice…così a casa…. a migliaia di chilometri dalla mia…..ho sentito che le barriere sono sempre solo nelle nostre teste….

Con questo pensiero vi abbraccio fortissimo e vi saluto.

Un caro saluto a tutti.

A presto,

Sara


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