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27 gennaio 2016

UN TEAM STRAORDINARIO, DI CUI VOI DONATORI FATE PARTE.

Le nostre operazioni in Afghanistan vanno avanti ma la mia missione a Kabul è ormai al termine. Si svuota quindi l’armadio, si riempie lo zaino, gli ultimi abbracci e le strette di mano e si tirano le somme di questi ultimi nove mesi qui.

Perché nel chiudere le valigie so che c’è ancora tanto da fare, tante madri a cui dare il diritto ad un parto sicuro, tanti bambini che non si ammaleranno grazie ad un vaccino, tante persone che vivranno grazie alle cure che gli verranno prestate qui, ma sono altrettanto consapevole che il loro ed il vostro impegno renderanno sempre questa storia una storia che vale la pena raccontare.

Questa missione più di altre mi ha insegnato i miei limiti, le mie capacità ed ha riaffermato nuovamente la passione e le motivazioni che più mi spingono a fare questo lavoro insieme con voi nella famiglia di Medici senza Frontiere.

In questa missione più che in altre ho imparato ad alzare la testa dai problemi e dalla routine per dare valore alle piccole grandi vittorie che accadevano nelle corsie del nostro ospedale. Questo casinos è accaduto grazie soprattutto alla necessità di raccontare ciò che vedevo e vivevo nelle mie lettere a voi.

Oggi a Kabul è una giornata fredda, un anno è appena iniziato e questo meraviglioso paese è ancora in guerra. Qui ad Ahmed Shah Baba il nostro ospedale è in fermento come sempre, pieno di pazienti e di staff al lavoro.
Tra qualche ora sarò lontano ma loro, saranno ancora qui.

Oggi più che mai, sono consapevole di essere stato parte di un team straordinario di cui voi, donatori, fate parte.

Non posso dunque non ringraziare loro e voi anche in quest’ ultima lettera da Kabul.

Andrea


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