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19 giugno 2014

Prima lettera dal Niger

Ciao a tutti!
È una grande emozione per me scrivervi questa prima lettera dal Niger.
Nei mesi scorsi ho seguito anch’io le condivisioni che Laura ha inviato dalla Papua Nuova Guinea e sono davvero felice che sia spettato a me il privilegio di condividere con voi quello che accade qui sul campo. Sono arrivato nel distretto di Guidan Roumdji da poche settimane e ho già potuto constatare che c’è molto, moltissimo lavoro da fare.
I primi giorni sono sempre cruciali per la buona riuscita di un progetto: è fondamentale definire ruoli, tempi e attività di ciascun membro della squadra, prendere accordi con le autorità locali e stabilire i primi contatti con la popolazione.

Ma quando il progetto diventa operativo, poi, il tempo assume una dimensione tutta sua e le giornate sembrano davvero volare via!

Riflettendoci, il tempo è forse la principale variabile che scandisce la vita delle persone che vivono in questa zona, caratterizzata da periodi di siccità e carestie che si ripetono ciclicamente ogni anno. Le conseguenze di queste fasi climatiche sono davvero devastanti sulla popolazione…e come sempre sono le donne e i bambini a risentirne maggiormente.

La malnutrizione è senza dubbio la condizione più evidente che accomuna i bimbi di questo paese.

Ogni giorno arrivano al nostro ospedale tante mamme che portano in braccio i loro piccoli: sono magrissimi, deboli, a volte incapaci anche di compiere il minimo movimento… e i loro occhi grandi esprimono tutta la tragica sofferenza che può provare un bambino nelle loro condizioni.

Quando li guardo, però, mi regalano anche la certezza che quello che MSF sta facendo qui in Niger è qualcosa di davvero importante.
Non si tratta semplicemente di ripristinare i pozzi, garantire l’acqua potabile, prevenire in ogni modo la trasmissione di malattie contagiose… qui diamo una mano a costruire un futuro per queste persone, per questi bambini.
Pensare questo mi dà un grande coraggio e sento di dover ringraziare di cuore ognuno di voi, per quello che ci permettete di fare.
Un abbraccio dal Niger,
Mattia


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