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DONA ORA
13 maggio 2015

Non credere a quello che ti dicono sulla felicità

Cari amici,

forse vi è capitato di ascoltare i racconti di quell’amico che torna a casa dopo qualche settimana di vacanza in Africa e ti parla dei sorrisi dei bambini, di un popolo che “si sa accontentare”. Si chiede se in fondo gli africani non siano più felici di noi, che ormai ci sentiamo “intrappolati” dalla società.

Dopo 9 mesi in Burundi posso dirvi che di bambini che non sorridono ne ho visti troppi.

Ma dopo 9 mesi in Burundi posso dirvi che di bambini che non sorridono ne ho visti troppi. E ho visto troppe donne disperate per poter parlare di felicità. Non è vero che queste persone sanno accontentarsi: semplicemente devono farlo, non hanno alternativa.

Non si può essere davvero felici se si è prigionieri dell’ignoranza: è il peggiore di tutti i mali. È quello che ci vincola a credenze e tradizioni che violano i diritti umani. È quello che ci fa ammalare, che ci rende manipolabili.

In questi mesi di missione ho capito che Medici Senza Frontiere non si limita a curare le persone, ma le libera: dall’ignoranza, dalla paura, dalla vergogna. E questo è forse il risultato più importante che abbiamo raggiunto insieme, noi sul campo e voi che avete scelto di sostenerci. Di questo non vi ringrazierò mai abbastanza.

Ora devo partire. Chiudo lo zaino, abbraccio tutti: lo staff locale, che mi ha tenuta per mano con affetto, fiducia e gratitudine per tutti questi mesi, e poi le donne che abbiamo curato, alle quali siamo riusciti a cambiare la vita.

Parto, dopo 9 mesi. Chissà che adesso non nasca una nuova Annalisa.

Lascio qui una parte di me. Come mi disse un caro amico: “Vivrai in Burundi nove mesi, la durata di una gravidanza. Chissà che alla fine non nasca una nuova Annalisa”. Non si sbagliava, è stato proprio così.

Grazie di tutto,

Annalisa.


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