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DONA ORA
28 aprile 2014

Non ci fermiamo

Cari amici,
un anno è volato e un capitolo per me importante si è chiuso. Lasciare la Papua Nuova Guinea, le persone e i pazienti non è facile.

È il momento di fare un bilancio sulla mia esperienza prima di salutare tutti:

1.506 vittime di violenze sessuali curate, 830 interventi chirurgici, 870 donne assistite nel parto. Sono anche merito vostro.

Ed è sempre grazie a voi se siamo riusciti a portare aiuto a centinaia di persone abusate e ferite che senza di noi non avrebbero mai ricevuto le cure necessarie, a sostenere donne e uomini che hanno infranto il silenzio e che si prendono cura di loro stessi, invitando altri a fare altrettanto, a curare decine di bambini che adesso sono sani e pronti ad affrontare la vita.

Per non parlare poi della soddisfazione nel vedere una parte crescente della società prendere coscienza del reale impatto fisico, psicologico e sociale della violenza sessuale e dei suoi traumi.

Finora abbiamo ottenuto molto, mi chiedo cosa accadrà in futuro: chissà se nei prossimi mesi il progetto potrà espandersi e raggiungere quei posti in cui le vittime di violenze non possono usufruire di assistenza medica.
Mi chiedo come se la caverà il nostro team a lavorare nel nuovo ospedale che pare riceva ogni giorno un altissimo numero di vittime di violenza sessuale. Infine, vorrei tanto sapere se il modello di cure che stiamo sperimentando sarà ripreso e mantenuto nel tempo dalle strutture nazionali: la sostenibilità delle azioni di MSF è la questione più ardua con cui fare i conti, ma sono certa che con il vostro sostegno riusciremo ad affrontare anche queste sfide.

Un motivo in più di ottimismo è il nostro bellissimo team, che continua a crescere di numero, competenze e ambizioni.

Ricorderò sempre la festa d’addio a sorpresa che i colleghi mi hanno organizzato, con un corpo di ballo avvolto in splendide pelli lavorate che invade il giardino del nostro ufficio a ritmo del tamburo kundu. Alla fine della festa il mio collega David, autista e pittore, come regalo di addio mi dona una tela da lui dipinta raffigurante un bellissimo uccello del paradiso e mi dice: “Grazie per aver scelto la nostra terra e aver seminato quello che adesso raccoglieremo”. Ecco, in queste sue parole poetiche vedo il senso del nostro lavoro: seminare aiuto e speranza e preparare i popoli a raccogliere da soli frutti e risultati.

Un grazie a tutti voi, cari amici, che in questi mesi siete sempre stati al mio fianco con pensieri e messaggi, aiutandomi e incoraggiandomi più di quanto possiate immaginare.

Laura


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