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DONA ORA
24 marzo 2015

La donna del cortile

Si dice «Indwara Yo mukigo» in kirundi, ovvero la donna del cortile, perché se hai sviluppato una fistola ostetrica non hai solo probabilmente perso tuo figlio ma anche il tuo posto in casa, la tua dignità, tuo marito, il tuo lavoro e la tua vita sociale.

Oggi ci occupiamo di una cosa che forse non avrò più l’opportunità di fare prima della mia partenza: insegnamo alle pazienti che sono guarite a sensibilizzare la comunità sulla tematica della fistola ostetrica. Un mese fa abbiamo cominciato a chiamare ognuna di loro per individuare quelle disponibili a condividere la loro storia e oggi le abbiamo radunate tutte per insegnare loro a insegnare.

Sono solo 12. Molte non siamo riuscite a rintracciarle, altre preferiscono dimenticare. Quando le guardo una accanto all’altra avvolte nei loro chitenga, mi sembrano tutte bambine.

La prima cosa da fare é conoscerci. Ognuna racconta la sua storia.

Mi colpisce Cecile. Ha partorito in ospedale perché il travaglio durava da troppi giorni, ma il cesareo che le hanno fatto non era proprio da manuale e le sono stati tagliati gli ureteri. Una donna le ha detto che al Centro Urumuri di Medici Senza Frontiere potevano guarirla perché anche lei prima aveva perdite di urine.

E così é stato.

Arrivo al dunque, la cosa che mi ha colpito non é tanto la sua storia, ma ciò che Cecile ha detto a suo marito una volta a casa. In seguito all’ intervento di riparazione della fistola, é molto importante che passino  almeno 3 mesi prima di riavere rapporti sessuali e almeno 6 prima di rimanare incinta proprio per evitare la riapertura della fistola. Tornata a casa suo marito la pretende nel letto: adesso che sei pulita possiamo ricominciare? Lei gli spiega che anche se é pulita non é ancora guarita e che bisogna aspettare. Lui continua ad insistere: dai su, ti assicuro che faremo piano piano.  A Cecile viene un’ idea. Gli dice che le hanno inserito una cosa in vagina per poterla curare ma che se provano a fare l’amore lui si ferirà e comincerà a sanguinare senza possibilità di guarigione.

Lui c’ha creduto e lei é ancora asciutta. Ridono tutte alla faccia degli uomini!

Mi chiedo se le donne africane siano effettivamente più forti di noi. Quando le vedo con l’acqua sulla testa, un bambino sul dorso, un altro attaccato al seno e un altro per mano  mi domando se noi saremmo capaci di mantenere l’equilibrio. Fisico e mentale. O forse é una proprietà insita della donna. Qualsiasi siano le condizioni in cui si trova, diventa una leonessa per  il bene dei suoi figli.

Sono fiera di poter aiutare queste donne. Sono fiera di far parte di questa missione MSF. Sono fiera di tutti voi, che siete parte integrante di tutto ciò.


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