29 luglio 2019

IL VOSTRO ABBRACCIO

Cari sostenitori,

oggi vi porto con me in uno dei quartieri più poveri di Beira per raccontarvi che tipo di supporto diamo alla popolazione locale grazie alle vostre indispensabili donazioni.

Qui ci rivolgiamo soprattutto alle lavoratrici del sesso e alle “catorzinas”, ovvero donne giovanissime e adolescenti che, spinte dalla povertà estrema, vendono il proprio corpo per procurarsi beni di prima necessità come riso, pasta, acqua, olio o altro.

Come sapete qui in Mozambico la percentuale di HIV è molto alta, quindi il rischio che queste ragazze così giovani contraggano il virus è pericolosamente alto. Per proteggerle facciamo campagne di vaccinazione di Epatite B e attività di sensibilizzazione per spiegare quali sono i rischi del loro lavoro e come prevenirli.

Oggi è venuta a trovarci anche Josefa per la sua terza dose di vaccino. Vive in questo quartiere con la madre e tre fratelli da quando è nata. Ha solo 19 anni e tanti sogni, ce ne racconta uno, quello di diventare ragioniera. Grazie alla nostra infermiera Esmeralda le spieghiamo come funziona la vaccinazione e come questa terza dose la proteggerà dall’Epatite B per i prossimi 20 anni.
Prima di andar via le consegniamo il certificato di vaccinazione in cui si attesta che ha completato il ciclo di cura ed è protetta. La rincontreremo tra un paio di mesi per il test di HIV.

Poco più tardi incontriamo anche Anna, che è un nome di fantasia, perché vuole mantenere anonima la sua identità a causa dello stigma che perseguita chi è sieropositivo qui in Mozambico. Anna ha scoperto di essere HIV positiva dopo aver perso una bambina. Oggi abbiamo scoperto che la sua carica virale è tornata a un livello pericolosamente alto. A causa degli orari di lavoro, infatti, non riesce a prendere le medicine in maniera costante e questo ovviamente influisce negativamente sulla terapia.

Parte del nostro lavoro qui consiste anche nel combattere lo stigma che affligge chi è sieropositivo. Cerchiamo in ogni modo di diffondere la cultura della comprensione e dell’accoglienza, in cui “fare bene” il nostro lavoro passa anche da una semplice stretta di mano, da un sguardo amico, da un abbraccio.

Di giovani donne come Josefa e Anna ne incontriamo tante ogni giorno. Ascoltando le loro storie, scoprendo le loro difficoltà e i loro bisogni, riesco davvero a comprendere quanto il vostro supporto sia decisivo per cambiare la loro vita.

Grazie al vostro sostegno possiamo offrire cure gratuite a queste persone e fargli sentire che gli siamo vicino, un po’ come se foste voi ad abbracciare Josefa, Anna e tutti gli altri nostri beneficiari, ogni giorno.

Grazie davvero,
Armando


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