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DONA ORA
7 maggio 2013

Il primo mese qui

Cari amici,
è passato solo un mese dal mio arrivo in Papua Nuova Guinea e a me ne sembrano già trascorsi almeno sei.

Il lavoro e la vita qui sono stati così intensi sin dall’inizio che il tempo ha assunto un ritmo tutto suo, con giorni rapidissimi e altri di stallo, faticosi e interminabili.

Le mie prime impressioni del paese sono altrettanto intense e contrastanti.
La Papua Nuova Guinea è un paese splendido e difficile.

Un eden ai confini del mondo per la sua natura nobile, le foreste vergini e un crogiolo di clan e culture, con più di 800 gruppi diversi tra loro per lingua e costumi; ma è anche un paese in cui moltissime persone soffrono ogni giorno e ogni ora per la violenza umana che subiscono – tribale, sociale, sessuale – violenza contro le donne, sia fisica che psicologica, spessissimo tra le mura di casa. Violenza. Decine di migliaia di persone vittime di abusi sessuali e domestici nel paese continuano a non avere accesso alle cure mediche necessarie. Queste due immagini così incompatibili di un paradiso invaso dalla brutalità fanno della Papua Nuova Guinea una terra di estremi e per MSF un contesto appassionante in cui operare.

Dopo 6 anni di progetti in due città, stiamo ora aprendo un nuovo progetto per prestare cure di emergenza qui nella capitale, Port Moresby, e più avanti nelle regioni più remote. Non sapevo cosa volesse dire aprire un progetto fino a ora e sto scoprendo che significa creare il tutto dal niente. È molto affascinante ma è come il fascino dell’altezza, che a volte dà le vertigini.

In queste prime settimane ho lavorato con il mio piccolissimo team che muove i suoi primi passi: abbiamo preso accordi con le cliniche e gli ospedali in cui vogliamo intervenire, scrostato muri e cambiato lampadine rotte per preparare gli ambulatori in cui i primi pazienti saranno ricevuti, stampato i primi volantini per le comunità per spiegare chi è MSF e che cosa possiamo offrire loro.  Al tempo stesso cerchiamo una casa e una base logistica, facciamo colloqui con infermiere, autisti, guardie che lavoreranno con noi, e soprattutto parliamo tanto.

Ci riuniamo a volte fino a notte fonda, perché, come tutti gli inizi, anche il nostro ha bisogno di una strategia, una coordinazione e tanti, tantissimi riadattamenti.
Le difficoltà ci sono, sono molte le esitazioni e tanti gli sforzi senza ancora un risultato, ma sono sicura che, un po’ alla volta, le cose andranno migliorando. Vi scriverò presto, vi aggiornerò sui nostri progressi.

Nostri, i miei, quelli dell’intero team e i vostri, perché è anche grazie a voi se qui possiamo fare davvero qualcosa di buono.


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