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DONA ORA
24 maggio 2012

Ho visto…

Ho visto con i miei occhi un campo rifugiati dietro l’altro il giorno in cui la macchina di Medici senza Frontiere mi ha portata dalla pista di atterraggio del piccolo velivolo fino al nostro centro, una capanna dietro l’altra, qualche asinello che trasportava un carretto, polvere del deserto e tanta povertà.

Ho visto due cancelli all’ingresso del centro MSF, muri alti e filo spinato, un ufficio semplice, una stanza molto essenziale dove sistemarmi che all’inizio mi ha messo a disagio, ma che ora mi sembra così accogliente… ho visto le stelle ogni sera quando vado a lavarmi i denti all’aperto, la luna e le nuvole in un cielo così limpido come solo quello dell’Africa sa essere.

Ho visto il nostro staff di 200 persone andare ogni giorno e ogni notte a lavoro in ospedale. Ho imparato a conoscerli tutti, a ricevere un saluto, un sorriso, uno sguardo preoccupato, una chiacchierata, scambi fondamentali per interrompere il ritmo sfrenato del lavoro quotidiano.

Ho visto il nostro ospedale, qui davanti al centro, una struttura enorme con tantissimi dipartimenti: una grande sala operatoria, il reparto malnutrizione (quello dove si consegnano gli alimenti terapeutici pronti all’uso), la sala parto, la sala per le vittime delle violenze sessuali, la farmacia, il laboratorio di analisi… Ho visto dei bambini nati prematuri così piccoli che mi sono meravigliata di come facessero a respirare, dei bambini handicappati a causa di un semplice morbillo o di una meningite.

Vedo gli sguardi dei pazienti, pieni di fiducia verso chi si stava prendendo cura di loro, i nostri infermieri accudirli, i nostri medici visitarli e tornare in ospedale la sera tardi per verificarne le condizioni.

Vedo cosa significa essere Medici senza Frontiere in un posto dove intorno percepisci solo desolazione, solo uomini, donne e bambini che cercano di sopravvivere ad un posto così poco ospitale, con la prospettiva di poter un giorno ritornare alle loro case, dove forse ci sarà di nuovo la pace.


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