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3 novembre 2015

DOPO LE MACERIE, UNA NASCITA.

Saida è venuta al mondo questa mattina, in una Kabul in cui l’inverno ha iniziato a preannunciarsi e le giornate si sono fatte più fresche e più corte. Io ero lì, e vi voglio raccontare delle sue prime ore di vita, della tensione che si è respirata mentre lo staff medico si preparava a quel cesareo di emergenza così pieno di rischi. La mamma di Saida è arrivata qui con la sua bambina di 25 settimane nel ventre. Saida doveva nascere, ma un feto cosi prematuro ha meno del 30% di possibilità di sopravvivere in paesi in cui le tecnologie mediche sono avanzate. Qui, in Afghanistan, quella speranza è invece spesso pari allo zero.

Saida pesava appena 800 grammi: 800 grammi di vita che sono apparsi sotto la luce fredda di una lampada scialitica nella nostra sala operatoria che lasciava nella penombra tutto il resto. Nelle mani del chirurgo era immobile, silenziosa, pallida e con le labbra appena schiuse. Sembrava che dormisse. Gli occhi come due piccole fessure venute fuori dal buio. Qualche istante e Saida ha pianto, ha stretto i pugni, ha fatto sentire la sua voce al mondo con forza e determinazione. Per ognuno di noi quel momento è stato pieno di meraviglia e di forza. Per ognuno di noi quella nascita voleva dire qualcosa, dava senso a tante fatiche, dava sollievo al dolore di altre perdite, ci riportava all’essenza stessa della nostra missione.

Per me quel momento è stato un modo per pensare a quante volte è stato difficile tornare a casa, in Italia, e raccontare di tutto questo. Di una bambina piccola come Saida che se non fossimo stati qui non sarebbe mai nata. Quante volte io stesso ho dimenticato di non dare per scontato la vita. Ho guardato il torace di Saida, immaginato il battere impazzito del suo piccolo cuore, visto la sua pelle colorarsi lentamente di rosa. Saida è viva e la sua mamma ora la stringe a se’ e ci ringrazia. Saida è viva e non è una cosa che oggi davamo per scontato. C’è voluto impegno, preparazione, c’è voluta speranza. Il team è felice, i movimenti sono finalmente meno nervosi, la concentrazione può scendere e si può sorridere, svestirsi delle mascherine, riempire i polmoni, uscire per qualche minuto al sole e sentire che basta questo, oggi, per sopportare e per dare un senso al resto.

Una giornata che inizia cosi è una buona giornata, per tutti. Io sono tornato dietro alla mia scrivania ed ho pensato che questa storia andava raccontata, condivisa con voi che donate a migliaia di chilometri di distanza. La nascita di Saida è il segno che la vita è più forte della distruzione. Perché Saida è venuta al mondo questa mattina a Kabul e forse non la conoscerete mai. Ma è uno dei piccoli miracoli che accadono qui grazie a voi.

Andrea


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