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DONA ORA
7 febbraio 2012

Bruxelles

Dopo tre mesi di pausa si parte per una nuova missione ed è naturale chiedersi: sarò ancora capace di lavorare o mi sentirò subito sopraffatto dalla mole di lavoro e dalla durezza delle condizioni?

Sono al tempo stesso contento di partire, e curioso.

Quello che vedrò sarà un’Africa diversa rispetto a quella a cui sono abituato, ma le sfide ricordano quelle già incontrate in Congo.

Non manca nessun ingrediente: isolamento, infrastrutture assenti o quasi, scarsa sicurezza alimentare, conflittualità strisciante e popoli spaventati, disorientati. Confesso di avere un po’ di paura, paura di non riuscire a dare una risposta a tutte le domande. Paura delle differenze culturali, che spesso rendono difficile la comunicazione.

Ma proprio quest’ultima sfida, che è la più dura, è anche la mia più grande motivazione.

Riuscire a far capire che, se ci siamo, è solo per loro, e non per chissà quale interesse. Perché crediamo che tutti abbiano diritto ad una vita migliore.


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